Rizzi

Renato Rizzi, si laurea a Venezia nel 1977. Dopo aver collaborato per circa un decennio con Peter Eisenman, ritorna in Italia per dedicarsi all’insegnamento, alla progettazione ed alla teoria.
Nel frattempo realizza il progetto vinto per il concorso per l’area sportiva di Trento. Nel 1992 gli viene assegnato il premio nazionale In/Arch e nel 2003 riceve la menzione d’onore per la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana. Nel 2003, vince il terzo premio al concorso per la progettazione del Grand Egyptian Museum al Cairo. Attualmente è impegnato per la realizzazione del concorso vinto per il Teatro Elisabettiano a Danzica.
Per Rizzi didattica, ricerca e professione sono strettamente integrate, infatti il suo impegno teorico è indirizzato a riaprire il sapere tecnico-scientifico al sapere ontologico-metafisico come indispensabile e inattuale orizzonte, per la nostra contemporaneità, di Architettura.
La pubblicazione più recente è La Pedemontana Veneta: Il divino del paesaggio, per un’economia della forma, Marsilio 2007.


LA FORMA: DEFENSOR URBIS
Renato Rizzi

Collaboratori: Andrea Rossetto, Ernst Struwig

Per Venezia il rapporto conservazione-innovazione è sempre stato tema vitale per la forma: per la sua stessa essenza. Sacre origini e innovazione tecnica, tempo mitico-escatologico e tempo mondano, formano il nodo-epistemico della dialettica politica, religiosa, architettonica, mercantile, sociale, per la «città vergine». Ma da quando la Dominante decide, fin dall’inizio del XVII sec., di rinunciare alla «modernizzazione» tecnica, decide anche l’inizio del proprio inesorabile declino. L’innovazione scientista nega di fatto ogni forma-epistemica. Per questa ragione Venezia vede nell’avanzare inesorabile della «modernità» la sicura minaccia, il non-confacente, l’improprio alla sua costituzione (fedeltà alle origini). Non è forse questa orgogliosa volontà di rinuncia l’unica chance alla sopravvivenza?
A distanza di quattro secoli, invece, la (nostra) cultura contemporanea ne proclama paradossalmente la modernità ignorandone l’agonia. Ma di quale modernità si tratta, allora?
Ovviamente il termine deve contenere un’ambiguità di fondo, rendendo confuse e opache idee realmente oppositive. Infatti, la modernità sacrale-originaria è di natura teologico-metafisico-epistemica; mentre la modernità scientifico-temporale è di natura tecnico-pratico-nichilista. Due modalità di pensiero radicalmente diverse, per presupposti e obbiettivi. Con il risultato che la (nostra) cultura contemporanea non vede più l’attualità di Venezia nella sua unità aristotelica: forma+corpo. Ne vede solo l’in-forme delle parti: l’apparire degli elementi disgiunti, fluttuanti. Così la forma (avendo già perso la propria sostanza sacrale) si eleva a effige per celebrarne il culto, mentre il corpo si riduce a simulacra, per dissacrarne la liturgia.
Venezia, città stoica, rifiuta allora della modernità non la sua radicalità ma la sua parzialità. Non accetta una modernità temporale, provvisoria, ma aspira ad una modernità a-temporale, in consonanza con le sue origini mitico-sacrali.
Il conflitto conservazione-innovazione riemerge dunque nello scontro (pesantemente squilibrato) tra i due paradigmi del pensiero occidentale: epistemico-teologico; tecnico-scientifico. All’interno di questo duplice orizzonte si colloca il progetto della sub-lagunare, il nuovo sistema territoriale di accessibilità a Venezia.
In particolare il tema del workshop affronterà lo studio della stazione di uscita prevista nell’ambito del bacino marciano.
Per la problematicità e «santità» del luogo si ripartirà dalla dialettica theorica e progettuale di Alvise Cornaro e Cristoforo Sabbadino e dal conflitto tra continuità-discontinuità per le Nuove Procuratie (Sansovino-Scamozzi). Sullo sfondo, la battaglia teologica tra Venezia e Roma, tra il doge Leonardo Donà e il papato (avendo però in primo piano la battaglia tra nichilismo e metafisica)
Il linguaggio e la forma della nuova stazione (la parte e l’intero dell’imago urbis) dovrà dunque affrontare il nodo tra: la temporalità della tecnica con l’intemporale della Prudentia.
L’organizzazione del lavoro verrà decisa in rapporto al numero effettivo degli studenti iscritti.

Bibliografia essenziale:

M. Tafuri, Venezia e il Rinascimento, Einaudi 1985.
M. Tafuri, La dignità dell’attimo, IUAV 1994.
R. Rizzi, Il Daimon di Architettura: theoria-eresia, Pitagora 2006.
G. Fabbri, Forme del movimento, Officina 2008.

5 Risposte a “Rizzi”

  1. TT Dice:

    Renato sei il migliore

  2. Fabio Dice:

    Anche secondo me.. il miglior workshop!

  3. mauro Dice:

    credo che il workshop sia molto duro rispetto agli altri, ma senz’altro promette degli ottimi risultati!

  4. luana Dice:

    il tema mi pare interessante e mi piace; spero che i modelli siano all’altezza!….anche se…

  5. mmm Dice:

    strafico!!!!!!!!!!!workshop duro ma bellissmo, con un risultato finale davvero ecccezzzziunale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    renatone è il migliore!!!!!

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